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“LE VISAGE HUMAIN – omaggio ad Antonin Artaud”, di SÉLÈNE DE CONDAT, ANDREA FOGLI, SEBOO MIGONE, PETRA RICHAR, 19 marzo – 8 maggio 2022

 

“…il volto umano non ha ancora trovato la sua faccia ed è compito del pittore di trovargliela.
Il volto umano porta in effetti una specie di morte perpetua sul suo volto
che appunto il pittore deve salvare rendendogli i suoi tratti…. Ho d’altra parte definitivamente rotto con l’arte, lo stile o il talento in tutti i disegni che si vedranno qui. E voglio dire guai a chi li considererà come opere d’arte, opere di simulazione estetica della realtà. Nessuna è, a parlare propriamente, un’opera.Sono tutti degli abbozzi, cioè dei colpi di sonda o di scalpello dati in tutti i sensi del caso, della possibilità, dell’azzardo, o del destino”     
Le visage humain, A.Artaud 1947

 

La mostra è ispirata al testo “Le visage humain” di Artaud e coinvolge artisti che da tempo hanno concentrato la loro attenzione sul volto umano e sulla nostra, anche oscura o estrema, dimensione psichica ed esistenziale .

La viennese Petra Richar esporrà parte del suo ciclo di 90 piccoli disegni del 2010 che si basa sulle foto dei bambini (con presunti o reali disturbi psichici o caratteriali) rinchiusi e poi eliminati nella clinica nazista di Spigelgrund a Vienna, a cui l’artista ha pietosamente socchiuso gli occhi; esporrà inoltre ad alcuni disegni ispirati ad una serie di volti di Arnulf Rainer.

La fotografa francese Sélène de Condat espone, accompagnate da un testo di presentazione di Sibylle de Mandiargues, una selezione di 7 piccole foto della ricerca che da anni  sta facendo sulla follia umana (inclusa quella delle guerre e delle violenze degli uomini “sani”) e 3 grandi foto realizzate per la mostra che riprendono l’attore Flavio Parenti come alter ego di Artaud.

Seboo Migone presenta i suoi taccuini fitti di volti umani, per lo più autoritratti ( simili a quelli presentatati in teca nella sua recente personale da Alessandra Bonomo a Roma) e 5 disegni inediti a carboncino popolati da figure bizzarre  e fantasie nere, una ricerca che da anni ben corrisponde alla posizione di Artaud sul volto e l’arte.

Andrea Fogli presenta alcune teste in terracotta del 2013/2014 pubblicate nel libro “Diario della polvere e dell’argilla” (Quodlibet 2018), come un Coro di desaparecidos, e in una delle due grandi teche alcuni disegni di volti, fluttuanti ed evanescenti, realizzati con polvere di grafite tra il 2020 e il 2021. A contrappunto, ed assonanza, alcune piccole allucinate teste dai “disegni neri” del 1990/91.

 

S. de Condat (a parete), serie sulla follia, 2020/22, e A.Fogli (in teca), “Diario dei 59 grani di polvere”, 2020/21

 

P.Richar (a parete), “Radura”, 2012, e Seboo Migone (in teca), taccuini, 2017/22

 

I taccuini di S.Migone, i monotipi di P. Richar e sopra la libreria “Omaggio a Artaud”, 2022, di S. de Condat

 

P. Richar (a parete) e A.Fogli (tavolo), dal “Diario dei 59 grani d’argilla” , 2013/14

 

P. Richar, “DAS LETZTE BILD – Die Kinder vom Spiegelgrund”, 2010

 

S. Migone, taccuini, 2017/22

 

S. de Condat (a parete), serie sulla follia, 2020/22, e A. Fogli (in teca), “Diario dei 59 grani di polvere”, 2020/21

 

S. Migone, in primo piano a sinistra, “Bridge”, 2006, e sotto “Solitary joys”, 2010

 

P. Richar, i monotipi della serie “Radura”, 2012

 

Sopra la libreria S. Migone, “Solo in campagna”, 2012, e a destra disegni di A.Fogli

A. Fogli, “Disegni neri”, 1990/91

 

 

 

 

 

 

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